V Domenica di Pentecoste – Anno C
Gen 18,1 – 2a.16-33; Salmo 27; Rm 4, 16-25; Lc 13,23-29

PochiSiSalvanoLa figura di Abramo negli scritti del Nuovo Testamento è assolutamente privilegiata da Paolo; anche il brano di oggi tratto dalla sua Lettera ai Romani, esprime questo favore per Abramo rispetto a Mosè. I Giudei sono orgogliosi di Mosè e della legge che separa i giusti dagli ingiusti, i credenti dai pagani, i buoni dai cattivi, ma Paolo con formule provocatorie dice che la legge non basta, che noi siamo giustificati mediante la fede. Paolo è l’Apostolo delle genti, degli stranieri, dei pagani, ma è stato educato come fariseo, educato nel rispetto ferreo della legge che lo ha portato ad essere persecutore della nascente chiesa formatasi dopo l’ascensione di Gesù al cielo. Lui stesso lo confessa più volte; ma quando Paolo è stato strappato alla vita vecchia da Gesù sulla strada di Damasco e ha cominciato a predicare ai pagani, ha dovuto ricredersi scoprendo presto che non era proprio così come lui aveva sempre pensato in base ai suoi vecchi schemi giudaici. Da questo stato d’animo è scaturita la sua teologia riguardante la giustizia mediante la fede e non mediante le opere della legge, per questo Paolo privilegia la figura di Abramo rispetto a quella di Mosè. A confortarlo è la pagina di Genesi che presenta un fatto eloquente e paradossale: Abramo mercanteggia con Dio che visitandolo alle Querce di Mamre lo vuole mettere al corrente riguardo alla sorte delle città di Sodoma e Gomorra. Il suo ragionamento si rifà alla giustizia di Dio nei riguardi di eventuali pochi giusti. Se sono città corrotte e peccatrici dice Abramo rivolgendosi a Dio, meritano di essere distrutte, ma se sono presenti dei giusti, saranno sterminati anche loro? La preoccupazione di Abramo è rivolta verso i singoli: «forse ce ne sono soltanto cinquanta, quarantacinque, quaranta» calando fino a dieci. Ci aspetteremmo che Abramo proseguisse su questa strada, ma il mercanteggiare di Abramo si ferma a dieci. Questa è pagina che introduce un principio davvero singolare che va a scontrarsi con la mentalità del momento e che troverà tanta resistenza anche nell’esprimersi della religione giudaica nel corso della storia. È il principio secondo il quale i giusti, i singoli giusti, non solo hanno la capacità di salvare se stessi, ma anche gli altri e questo è annuncio nuovo mai colto prima. La distruttività, la devastazione che opera il peccato trova argine in questo principio, tanto è vero questo che sarà la giustizia di Uno solo che permetterà di salvare la moltitudine dei popoli. Ma per poter arrivare alla salvezza però, il cammino di fede va vissuto fino in fondo e il Vangelo dice che c’è una porta stretta da attraversare. Tutto nasce dalla domanda alla quale Gesù sembra non rispondere direttamente: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». La richiesta non è da avvertire come una semplice curiosità, è davvero una preoccupazione a proposito della propria giustizia. Gesù non dà risposta alla domanda perché se lo facesse, è come se desse valore al calcolo statistico; la statistica ci dice che se sono molti che si salvano, allora ci posso essere dentro anch’io perché mi sento nella media, ma questo non fa vivere la relazione personale che impegna. Non bisogna far riferimento alla media; per entrare nel regno di Dio c’è un'unica strada e il percorrerla o meno è scelta che spetta ad ognuno di noi: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». La novità vera del Vangelo dice Gesù, è dono disponibile a tutti, ma occorre cercarlo, accoglierlo, farsene nutrire.

Il riferimento concreto delle parole di Gesù sono gli scribi e i farisei, i dottori della legge, presenze che non si aprono alla novità del Vangelo, ma che pretendono comunque di farne parte: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». È come se dicessero “sei uno di noi, siamo paesani tuoi”, e il Regno è da sempre promesso a noi perché siamo discendenza di Abramo. È esattamente questa la consapevolezza che Gesù vuole allontanare; sforzarsi di entrare per la porta stretta è invito totalmente personale e non è possibile invocarlo e pretenderlo, per il solo fatto che si appartenga alla tradizione di un popolo e di una terra. Il dono è più grande del confine di quella terra, del confine di quel popolo; il dono ha bisogno del passaggio ulteriore della fede che apra alla relazione autentica con Dio. Tanto è vero questo che il Vangelo si apre con la richiesta esigente e forte di passare per la porta stretta, ma si chiude con uno slargo grandioso: «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio». È la logica del Signore che vuole tutti alla sua mensa; non devono esserci confini che limitano; il dono è per sua natura proposto a tutti anche a coloro che di quel popolo non fanno parte. Questo è il motivo secondo il quale il dare risposta e vivere la scelta coltivandola nel proprio cuore, deve essere necessariamente di ognuno di noi. Il passare per la porta stretta che il Vangelo ci chiede, domanda una purificazione vera del cuore, un liberarsi del fardello che appesantisce per lasciarlo ai piedi della Croce, che è porta attraverso la quale Cristo ci fa entrare nella via dell'amore che è la carità verso ogni nostro fratello che si avvicina a noi. È bello allora considerare ogni fratello e sorella destinatari del Vangelo del Signore e camminare con loro nella fede per essere comunità davvero aperta e accogliente. È stretta quella porta ma ci possono entrare tutti; è stretta ma il Signore l’ha pensata come dono e come opportunità per tutti. Voglio chiudere con due parole su questo bellissimo salmo che è davvero risposta orante di un popolo salvato. È un testo bello che ci fa sentire nel solco di un fiume immenso di persone, di una umanità in cammino. Qui si scorge la comunità che prega, celebra. Se fossimo gente oramai ferma che non cerca più e che non cammina più ritenendo di non aver più niente da lasciare, ci metteremmo davvero a margine dell’esperienza di liberazione e il nostro potrebbe rischiare di diventare un cammino che andrà a spegnersi nel vuoto. Potremmo essere e rimanere sempre poveri, magari anche deboli e fragili, ma lo saremo in cammino per arrivare a quella porta stretta. Tutti, ognuno come può e come riesce, siamo gente che tenta si staccarsi da ciò che è lontano dal Vangelo e progressivamente guadagnare una famigliarità profonda con il Signore, perché non è la consuetudine che ci fa essere credenti, ma il rapporto singolare con Lui. Guidaci tu Signore, conduci tu i nostri passi verso di Te.

QUARESIMA 2026
Qua2026Chiaromonte
Quaresimali, eventi culturali ed appuntamenti della QUARESIMA 2026

LogoSDM

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy